Corsa dei Ceri 2026: Gubbio's Ancient Race That's Been Running Since 1151 — and What Everybody Gets Wrong About It

Autore: La Redazione di www.tourleaderpro.com

Last updated: April 2026.

The Corsa dei Ceri (the Race of the Candles) in Gubbio on May 15 is consistently described in Italian tourism literature as "one of the most spectacular festivals in Italy" — a description that is accurate and inadequate simultaneously. The Corsa is spectacular, but its specific quality is not the spectacle but the depth: this is a festival with documented continuous history since at least 1151 (the date of the earliest archival reference, though the tradition almost certainly predates the documentation), organized by a civic structure (the "ceraioli" — the teams of men from specific Gubbio neighborhoods who carry the ceri through the streets) that has changed in costume and format but not in basic structure since the medieval period, and experienced by the Eugubini (the Gubbio residents) with an intensity of civic identification that outsiders initially mistake for ordinary festival enthusiasm but quickly recognize as something closer to a shared religious experience with civic content.

The ceri themselves are not "candles" in the wax-and-flame sense — they are large wooden octagonal prisms (approximately 4-5 meters tall, weighing several hundred kilos) topped with statues of three saints: Sant'Ubaldo (the patron saint of Gubbio, carried by the masons guild), San Giorgio (the merchants), and Sant'Antonio Abate (the farmers). The race is not a race in the competitive sense — the Sant'Ubaldo ceraioli always win, and have always won, and will always win, because Sant'Ubaldo is the patron and his team's precedence is the point of the event rather than an outcome to be contested.

The Corsa dei Ceri: Complete Guide

The Structure of the Day

The May 15 festival begins at dawn (approximately 6am) with the "Alzata" — the raising of the ceri from their year-round resting place in the Palazzo dei Consoli. The ceri are raised vertically, a process requiring dozens of ceraioli working in coordination, and carried in procession to the Piazza della Signoria for the first public celebration. At noon, the ceri are carried to the Cathedral for the religious ceremony. At 18:00, after the run-up ceremony at Piazza della Signoria, the race begins: the three teams of ceraioli run through the medieval streets of Gubbio with the ceri on their shoulders (the specific carrying technique — the heavy wooden structure balanced on the men's shoulders with horizontal poles — requires years of practice and produces the specific swaying, tilting race through the narrow streets), ascending from the Piazza della Signoria to the Basilica di Sant'Ubaldo on the Monte Ingino above the city. Total race duration: approximately 7 minutes of running for the Sant'Ubaldo team.

How to Watch the Corsa dei Ceri

The best viewing positions: the Piazza della Signoria for the pre-race ceremony (arrive by 16:30 for any interior position — the piazza is medieval-scale and fills completely); the narrow streets of the historic center at any point along the race route (the Via dei Consoli and Via Baldassini are the widest points — stand here for the most dramatic passing shot as the ceri tilt around corners); and the Basilica di Sant'Ubaldo on the Monte Ingino for the arrival ceremony (accessible by cable car from the town or on foot — the arrival at the basilica, when the Sant'Ubaldo team arrives first and the other two teams circle back, is the emotional culmination of the day). Accommodation: Gubbio hotels fill for May 15 by February; book months in advance.

Q&A: Corsa dei Ceri Gubbio

Why does Sant'Ubaldo always win?

Because the Corsa dei Ceri is not a competition — it is a ritual procession. The three ceri represent three aspects of Gubbio's civic and social identity (the patron saint, the commercial class, the agricultural class); the order of arrival at the basilica mirrors the civic hierarchy rather than determining it. The Sant'Ubaldo team always arrives first because Sant'Ubaldo's precedence as patron saint is a given, not a stake. This is the specific quality of the Corsa that most outsiders misunderstand: there is no dramatic outcome possible because the outcome is predetermined and always has been. The drama is in the performance of the predetermined — the racing without uncertainty — which is itself the most specifically ancient form of ritual performance.

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La Sicilia Interna: il Paesaggio Dimenticato dell'Isola più Grande del Mediterraneo

La Sicilia che i turisti conoscono è quella costiera — Palermo, Agrigento, Siracusa, Taormina, le isole minori. La Sicilia che i siciliani conoscono include anche l'interno: il paesaggio agrario dei Monti Iblei (le distese di mandorli e ulivi su calcare bianco che producono l'olio DOP Monti Iblei, il più basso in acidità di tutta l'isola), le miniere abbandonate di zolfo del Centro (la Sicilia era il principale produttore mondiale di zolfo fino alla scoperta dei giacimenti texani nel 1903 — le zolfare abbandonate di Caltanissetta e Enna sono tra i paesaggi industriali dismessi più spettacolari d'Europa), e i granai dell'alta pianura (le distese di grano duro — Simeto, Maiorca, Tumminia — che ancora oggi producono le farine con cui si impasta il pane di Lentini e le cassate di Palermo). La Sicilia interna è servita male dai trasporti pubblici e richiede l'automobile, ma offre in cambio la Sicilia non filtrata per il consumo turistico: i mercati di paese del mercoledì, le trattorie che servono solo quello che hanno prodotto la mattina, e la correttezza dell'autentico rapporto umano siciliano con lo straniero che si è preso la briga di arrivare fino a lì.

Le città interne da non perdere: Enna (la più alta città della Sicilia, sul suo sperone calcareo tra i due mari, con il castello di Lombardia normanno e la vista che in giornata limpida abbraccia l'intera isola), Caltagirone (la città della ceramica — i pavimenti dei Palazzi di giustizia di mezzo mondo sono in maiolica di Caltagirone), Piazza Armerina (la Villa Romana del Casale con i più grandi mosaici romani del mondo dopo quelli della basilica di Giunio Basso), e Leonforte (la fontana dei 24 cannoli del 1651 — la struttura idraulica che il principe Branciforti costruì per approvvigionare d'acqua la sua città di fondazione, e che oggi è il simbolo di Leonforte come il Duomo è il simbolo di Milano).

La Toponomastica Italiana: Cosa Dicono i Nomi dei Luoghi

I nomi dei luoghi italiani sono documenti storici leggibili da chiunque conosca le poche regole della toponomastica italiana — e il turista che impara a leggere questi nomi comincia a capire la storia del territorio senza bisogno di cartelli esplicativi. I nomi in "–ano" e "–ana" (Pontiano, Faentina, Tiburtina) sono solitamente di origine romana, derivando dai gentilizi delle famiglie proprietarie che hanno dato il nome alle loro villae rustiche. I nomi in "–ago" e "–ago" (Lugano, Verbano, Garda) indicano quasi sempre un lago o un corso d'acqua. I nomi che iniziano con "Castel–" (Castelfranco, Castelvetrano, Castelluccio) indicano un insediamento sorto intorno a un castello medievale. I nomi che iniziano con "S. " o "San/Sant" (Santa Marinella, San Miniato, Sant'Angelo) indicano la chiesa o il monastero attorno a cui si è sviluppato l'insediamento — spesso di fondazione longobarda (i Longobardi introdussero in Italia il culto dei santi locali come principio di organizzazione del territorio).

I nomi arabi in Sicilia (Marsala da "Marsa Ali" — il porto di Ali; Racalmuto da "rahl al-muut" — il podere della morte; Caltagirone da "qal'at al-jaziran" — il castello delle giare) sono documenti della dominazione araba dell'isola dal 827 al 1072 che sopravvivono nella lingua quotidiana. I nomi greci (Agrigento da "Akragas"; Girgenti, il nome popolare di Agrigento, direttamente dall'antico nome; Trapani da "drepanon" — la falce, per la forma della penisola) testimoniano la colonizzazione greca del VII-V secolo a.C. I nomi germanici (Aosta da "Augusta", ma con influenza longobarda; Merano da "Meran" germanico; Bolzano da "Bauzanum" che ha radici sia romane che germaniche) localizzano i confini dell'influenza longobarda e poi germanica nella penisola. Leggere la carta geografica italiana con questa chiave è leggere la storia d'Italia.

L'Acquedotto Romano: l'Infrastruttura che ha Fatto l'Italia

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