Gusto Rome 2026: The Multi-Format Food Complex on Piazza Augusto Imperatore That Changed How Romans Eat Out

Autore: La Redazione di www.tourleaderpro.com

Last updated: April 2026.

Gusto (Piazza Augusto Imperatore 9, Rome — on the square facing the Ara Pacis museum and the Mausoleo di Augusto, in the Campo Marzio quarter) opened in 1999 as an attempt to create a multi-format food and wine complex that Rome had not previously had: a proper wine bar with a full cheese and salumi counter, an informal pizza restaurant on the ground floor, and a full-service restaurant on the upper floor, all under one roof and all accessible without the specific anxiety that the formal Roman restaurant imposed on casual visitors. The specific Gusto contribution to Roman food culture: it was the first established Roman venue to treat wine with the same seriousness as food, to provide the cheese and cured meat selection that northern Italian cities had long offered but that Rome's restaurant culture had ignored, and to do all of this in a format that was visually designed (the interior design by the Roman design studio Zest was prominent enough to attract design press coverage) without being intimidating.

Twenty-five years after its opening, Gusto remains one of the more reliable Roman dining destinations for the combination of quality, accessibility (no reservation required for most formats), price point (moderate to medium for Rome's food market), and location (the Campo Marzio position places it within walking distance of the Spanish Steps, the Pantheon, and the Via del Corso).

Gusto Rome: The Formats

The Wine Bar and Cheese Counter

The Gusto enoteca and salumi bar (ground floor, the lower-right section of the building when entering) is the most specifically useful element of the complex for the food-focused visitor: a wine list of 1,000+ labels (primarily Italian, with specific strength in small-producer natural and artisan wines that Roman restaurant lists of the early 2000s were too conservative to stock), and a cheese and cured meat counter that draws from Italian DOP producers and from the specific Roman and Lazio tradition (the Pecorino Romano, the Ricotta di Pecora, the guanciale from the Castelli Romani producers). By-the-glass wine service from approximately 100 labels; charcuterie boards for one or two from €12-20.

The Pizza Restaurant

The Gusto pizza (the Roman-style thin-crust pizza, not the Neapolitan format) is produced on the ground floor in a format that predates the specific pizza-gastronomy revival of the 2010s but that anticipates its logic: quality ingredients (San Marzano tomatoes, fior di latte rather than industrial mozzarella, seasonal vegetable toppings) on the specific crispy Roman crust that is thinner and crunchier than the Neapolitan. Prices €10-15 per pizza. No reservation; first-come seating.

Q&A: Gusto Rome

Is Gusto the best restaurant in Rome?

Not in the sense of Michelin ambition — Gusto has never sought or received Michelin recognition and is not designed for that category of dining. It is one of the best Roman venues in the specific category of casual, reliable, all-day food-and-wine destination that serves equally well for a quick wine bar stop, a pizza dinner, or a full cheese-and-wine lunch. For Rome, where the casual reliable category is harder to find than the formal excellent, this is the more practically useful quality. The neighborhood (Campo Marzio, west of the Spanish Steps) has several comparable venues; Gusto remains the most architecturally designed and the most wine-focused of them.

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La Sicilia Interna: il Paesaggio Dimenticato dell'Isola più Grande del Mediterraneo

La Sicilia che i turisti conoscono è quella costiera — Palermo, Agrigento, Siracusa, Taormina, le isole minori. La Sicilia che i siciliani conoscono include anche l'interno: il paesaggio agrario dei Monti Iblei (le distese di mandorli e ulivi su calcare bianco che producono l'olio DOP Monti Iblei, il più basso in acidità di tutta l'isola), le miniere abbandonate di zolfo del Centro (la Sicilia era il principale produttore mondiale di zolfo fino alla scoperta dei giacimenti texani nel 1903 — le zolfare abbandonate di Caltanissetta e Enna sono tra i paesaggi industriali dismessi più spettacolari d'Europa), e i granai dell'alta pianura (le distese di grano duro — Simeto, Maiorca, Tumminia — che ancora oggi producono le farine con cui si impasta il pane di Lentini e le cassate di Palermo). La Sicilia interna è servita male dai trasporti pubblici e richiede l'automobile, ma offre in cambio la Sicilia non filtrata per il consumo turistico: i mercati di paese del mercoledì, le trattorie che servono solo quello che hanno prodotto la mattina, e la correttezza dell'autentico rapporto umano siciliano con lo straniero che si è preso la briga di arrivare fino a lì.

Le città interne da non perdere: Enna (la più alta città della Sicilia, sul suo sperone calcareo tra i due mari, con il castello di Lombardia normanno e la vista che in giornata limpida abbraccia l'intera isola), Caltagirone (la città della ceramica — i pavimenti dei Palazzi di giustizia di mezzo mondo sono in maiolica di Caltagirone), Piazza Armerina (la Villa Romana del Casale con i più grandi mosaici romani del mondo dopo quelli della basilica di Giunio Basso), e Leonforte (la fontana dei 24 cannoli del 1651 — la struttura idraulica che il principe Branciforti costruì per approvvigionare d'acqua la sua città di fondazione, e che oggi è il simbolo di Leonforte come il Duomo è il simbolo di Milano).

La Toponomastica Italiana: Cosa Dicono i Nomi dei Luoghi

I nomi dei luoghi italiani sono documenti storici leggibili da chiunque conosca le poche regole della toponomastica italiana — e il turista che impara a leggere questi nomi comincia a capire la storia del territorio senza bisogno di cartelli esplicativi. I nomi in "–ano" e "–ana" (Pontiano, Faentina, Tiburtina) sono solitamente di origine romana, derivando dai gentilizi delle famiglie proprietarie che hanno dato il nome alle loro villae rustiche. I nomi in "–ago" e "–ago" (Lugano, Verbano, Garda) indicano quasi sempre un lago o un corso d'acqua. I nomi che iniziano con "Castel–" (Castelfranco, Castelvetrano, Castelluccio) indicano un insediamento sorto intorno a un castello medievale. I nomi che iniziano con "S. " o "San/Sant" (Santa Marinella, San Miniato, Sant'Angelo) indicano la chiesa o il monastero attorno a cui si è sviluppato l'insediamento — spesso di fondazione longobarda (i Longobardi introdussero in Italia il culto dei santi locali come principio di organizzazione del territorio).

I nomi arabi in Sicilia (Marsala da "Marsa Ali" — il porto di Ali; Racalmuto da "rahl al-muut" — il podere della morte; Caltagirone da "qal'at al-jaziran" — il castello delle giare) sono documenti della dominazione araba dell'isola dal 827 al 1072 che sopravvivono nella lingua quotidiana. I nomi greci (Agrigento da "Akragas"; Girgenti, il nome popolare di Agrigento, direttamente dall'antico nome; Trapani da "drepanon" — la falce, per la forma della penisola) testimoniano la colonizzazione greca del VII-V secolo a.C. I nomi germanici (Aosta da "Augusta", ma con influenza longobarda; Merano da "Meran" germanico; Bolzano da "Bauzanum" che ha radici sia romane che germaniche) localizzano i confini dell'influenza longobarda e poi germanica nella penisola. Leggere la carta geografica italiana con questa chiave è leggere la storia d'Italia.

L'Acquedotto Romano: l'Infrastruttura che ha Fatto l'Italia

Roma antica al suo apice demografico (tra 100.000 e 1.000.000 di abitanti a seconda della stima accettata — le stime variano enormemente perché le fonti antiche sono inaffidabili) era la città più grande del mondo antico e la prima metropoli nella storia dell'umanità a disporre di un sistema di approvvigionamento idrico su scala industriale: gli acquedotti. Undici acquedotti principali portavano l'acqua a Roma dai monti Appennini, dalle sorgenti dei Castelli Romani, e dall'Appennino laziale su una rete di circa 800 km di canali, di cui i tratti più noti — gli archi in mattoni che attraversano la campagna romana visibili dall'autostrada o dal parco dell'Appia Antica — sono solo la parte più visibile di un sistema prevalentemente sotterraneo. La portata totale: circa 1 milione di metri cubi d'acqua al giorno, pari a circa 1.000 litri per abitante (più di quanto consumi un abitante di Roma nel 2026). L'acqua alimentava 1.352 fontane pubbliche, 11 terme imperiali, 856 stabilimenti termali privati, e le naumachiae (gli specchi d'acqua artificiali usati per le battaglie navali simulate). Il sistema di distribuzione non aveva pompe — era interamente gravitazionale, basato sulla differenza di quota tra le sorgenti in montagna e la città in pianura, attraverso una rete di canalizzazione in pietra e cemento romano (il "calcestruzzo romano" — la pozzolana vulcanica mescolata con calce e acqua — di cui la durata bimillenaria ha dimostrato le prestazioni superiori al cemento Portland moderno in certi contesti).

Gli acquedotti romani visibili in Italia: l'Acquedotto Claudio e l'Anio Novus nel Parco dell'Appia Antica a Roma (il tratto in archi più lungo e meglio conservato nel mondo); la Piscina Mirabilis di Bacoli (la cisterna terminale dell'acquedotto romano della Campania — la più grande cisterna sotterranea romana sopravvissuta, capace di 12.600 m³, scavata nel tufo a Miseno, accessibile su appuntamento); e le Torri Medievali di acquedotto romano trasformate in campanili medievali che si trovano in decine di borghi laziali.

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I nomi arabi in Sicilia (Marsala da "Marsa Ali" — il porto di Ali; Racalmuto da "rahl al-muut" — il podere della morte; Caltagirone da "qal'at al-jaziran" — il castello delle giare) sono documenti della dominazione araba dell'isola dal 827 al 1072 che sopravvivono nella lingua quotidiana. I nomi greci (Agrigento da "Akragas"; Girgenti, il nome popolare di Agrigento, direttamente dall'antico nome; Trapani da "drepanon" — la falce, per la forma della penisola) testimoniano la colonizzazione greca del VII-V secolo a.C. I nomi germanici (Aosta da "Augusta", ma con influenza longobarda; Merano da "Meran" germanico; Bolzano da "Bauzanum" che ha radici sia romane che germaniche) localizzano i confini dell'influenza longobarda e poi germanica nella penisola. Leggere la carta geografica italiana con questa chiave è leggere la storia d'Italia.

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