Marino 2026: The Castelli Romani Town Where the Fountain Flows With Wine Every October

Autore: La Redazione di www.tourleaderpro.com

Last updated: April 2026.

Marino is the Castelli Romani town most famous for a single annual event: the Sagra dell'Uva (the Grape Harvest Festival, held the first Sunday of October), during which the central town fountain (the Fontana dei Mori, a 17th-century baroque fountain in the main piazza) is converted to flow with white wine rather than water for the duration of the festival — a tradition that has continued with varying regularity since 1925 and that draws approximately 100,000 visitors to this hill town of 40,000 inhabitants on its specific October Sunday. The rest of the year, Marino is a pleasant Castelli Romani hill town 25km southeast of Rome with the specific qualities of this volcanic hill zone: the Frascati-adjacent wine tradition (the Marino DOC white wine, produced from Malvasia di Candia and Trebbiano grapes on the volcanic soil of the Castelli hills), the view over the Lago Albano (the crater lake below Castel Gandolfo), and the Roman tunnels beneath the historic center.

Marino: What to Know

The Sagra dell'Uva: Logistics and Reality

The Marino Sagra dell'Uva (first Sunday of October — in 2026, October 4) is simultaneously the most photographically compelling Italian wine festival and the most logistically challenging. The fountain wine: the Fontana dei Mori in Piazza Matteotti flows with the new Marino white wine for 3-4 hours on the festival Sunday afternoon; the crowd gathered around the fountain (thousands of people with plastic cups, many in historical costume representing the medieval or Roman past of the Castelli) is dense enough that reaching the fountain requires arriving by 11am and positioning early. The wine is free (poured from the fountain); additional glasses are sold at the festival stalls for €1-2. The transport: Marino is accessible by regional train from Roma Termini (Marino Laziale station, 30-40 minutes) or by COTRAL bus from Anagnina Metro A terminus (40 minutes). On Sagra Sunday, both train and bus frequency is significantly increased; expect crowds on all services.

Marino Wine: The Castelli Romani DOC

The Marino DOC (Denominazione di Origine Controllata) white wine is produced from the volcanic soils of the Castelli Romani hills — the same geological origin that produces the Frascati DOC (the most famous Castelli Romani wine) in the adjacent territory. The Marino wine is typically made from Malvasia di Candia, Trebbiano Toscano, and other permitted varieties in a style that is fresh, light, and specifically designed for the Roman table — the wine that accompanies the Castelli Romano lunch of porchetta (the herb-roasted whole pig of Ariccia), the abbacchio (the young Roman lamb), and the simple pasta dishes that define the informal trattoria culture of the Castelli. Visit the cantina sociale di Marino (the cooperative winery that produces the festival wine and sells directly at cellar door prices) for the most economical entry to the Marino wine tradition.

Q&A: Marino and Castelli Romani

Can I visit the Castelli Romani as a day trip from Rome?

Yes — the Castelli Romani circuit (Marino, Castel Gandolfo, Frascati, Grottaferrata, Nemi, Ariccia) is one of the classic Rome day trips, accessible by the Frascati regional train line from Roma Termini (Frascati, 30 minutes; Castel Gandolfo, 40 minutes via the Albano line) or by car via the Via Appia Nuova. The specific day trip recommendation: the Castelli circuit by car combining Castel Gandolfo (the Papal summer residence with the Lago Albano view), Ariccia (the Bernini-designed piazza and the porchetta capital of Lazio), and Nemi (the town above the Lago di Nemi famous for the Roman Festival of Diana and for the wild strawberries — fragole di Nemi — sold from June through August).

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La Sicilia Interna: il Paesaggio Dimenticato dell'Isola più Grande del Mediterraneo

La Sicilia che i turisti conoscono è quella costiera — Palermo, Agrigento, Siracusa, Taormina, le isole minori. La Sicilia che i siciliani conoscono include anche l'interno: il paesaggio agrario dei Monti Iblei (le distese di mandorli e ulivi su calcare bianco che producono l'olio DOP Monti Iblei, il più basso in acidità di tutta l'isola), le miniere abbandonate di zolfo del Centro (la Sicilia era il principale produttore mondiale di zolfo fino alla scoperta dei giacimenti texani nel 1903 — le zolfare abbandonate di Caltanissetta e Enna sono tra i paesaggi industriali dismessi più spettacolari d'Europa), e i granai dell'alta pianura (le distese di grano duro — Simeto, Maiorca, Tumminia — che ancora oggi producono le farine con cui si impasta il pane di Lentini e le cassate di Palermo). La Sicilia interna è servita male dai trasporti pubblici e richiede l'automobile, ma offre in cambio la Sicilia non filtrata per il consumo turistico: i mercati di paese del mercoledì, le trattorie che servono solo quello che hanno prodotto la mattina, e la correttezza dell'autentico rapporto umano siciliano con lo straniero che si è preso la briga di arrivare fino a lì.

Le città interne da non perdere: Enna (la più alta città della Sicilia, sul suo sperone calcareo tra i due mari, con il castello di Lombardia normanno e la vista che in giornata limpida abbraccia l'intera isola), Caltagirone (la città della ceramica — i pavimenti dei Palazzi di giustizia di mezzo mondo sono in maiolica di Caltagirone), Piazza Armerina (la Villa Romana del Casale con i più grandi mosaici romani del mondo dopo quelli della basilica di Giunio Basso), e Leonforte (la fontana dei 24 cannoli del 1651 — la struttura idraulica che il principe Branciforti costruì per approvvigionare d'acqua la sua città di fondazione, e che oggi è il simbolo di Leonforte come il Duomo è il simbolo di Milano).

La Toponomastica Italiana: Cosa Dicono i Nomi dei Luoghi

I nomi dei luoghi italiani sono documenti storici leggibili da chiunque conosca le poche regole della toponomastica italiana — e il turista che impara a leggere questi nomi comincia a capire la storia del territorio senza bisogno di cartelli esplicativi. I nomi in "–ano" e "–ana" (Pontiano, Faentina, Tiburtina) sono solitamente di origine romana, derivando dai gentilizi delle famiglie proprietarie che hanno dato il nome alle loro villae rustiche. I nomi in "–ago" e "–ago" (Lugano, Verbano, Garda) indicano quasi sempre un lago o un corso d'acqua. I nomi che iniziano con "Castel–" (Castelfranco, Castelvetrano, Castelluccio) indicano un insediamento sorto intorno a un castello medievale. I nomi che iniziano con "S. " o "San/Sant" (Santa Marinella, San Miniato, Sant'Angelo) indicano la chiesa o il monastero attorno a cui si è sviluppato l'insediamento — spesso di fondazione longobarda (i Longobardi introdussero in Italia il culto dei santi locali come principio di organizzazione del territorio).

I nomi arabi in Sicilia (Marsala da "Marsa Ali" — il porto di Ali; Racalmuto da "rahl al-muut" — il podere della morte; Caltagirone da "qal'at al-jaziran" — il castello delle giare) sono documenti della dominazione araba dell'isola dal 827 al 1072 che sopravvivono nella lingua quotidiana. I nomi greci (Agrigento da "Akragas"; Girgenti, il nome popolare di Agrigento, direttamente dall'antico nome; Trapani da "drepanon" — la falce, per la forma della penisola) testimoniano la colonizzazione greca del VII-V secolo a.C. I nomi germanici (Aosta da "Augusta", ma con influenza longobarda; Merano da "Meran" germanico; Bolzano da "Bauzanum" che ha radici sia romane che germaniche) localizzano i confini dell'influenza longobarda e poi germanica nella penisola. Leggere la carta geografica italiana con questa chiave è leggere la storia d'Italia.

L'Acquedotto Romano: l'Infrastruttura che ha Fatto l'Italia

Roma antica al suo apice demografico (tra 100.000 e 1.000.000 di abitanti a seconda della stima accettata — le stime variano enormemente perché le fonti antiche sono inaffidabili) era la città più grande del mondo antico e la prima metropoli nella storia dell'umanità a disporre di un sistema di approvvigionamento idrico su scala industriale: gli acquedotti. Undici acquedotti principali portavano l'acqua a Roma dai monti Appennini, dalle sorgenti dei Castelli Romani, e dall'Appennino laziale su una rete di circa 800 km di canali, di cui i tratti più noti — gli archi in mattoni che attraversano la campagna romana visibili dall'autostrada o dal parco dell'Appia Antica — sono solo la parte più visibile di un sistema prevalentemente sotterraneo. La portata totale: circa 1 milione di metri cubi d'acqua al giorno, pari a circa 1.000 litri per abitante (più di quanto consumi un abitante di Roma nel 2026). L'acqua alimentava 1.352 fontane pubbliche, 11 terme imperiali, 856 stabilimenti termali privati, e le naumachiae (gli specchi d'acqua artificiali usati per le battaglie navali simulate). Il sistema di distribuzione non aveva pompe — era interamente gravitazionale, basato sulla differenza di quota tra le sorgenti in montagna e la città in pianura, attraverso una rete di canalizzazione in pietra e cemento romano (il "calcestruzzo romano" — la pozzolana vulcanica mescolata con calce e acqua — di cui la durata bimillenaria ha dimostrato le prestazioni superiori al cemento Portland moderno in certi contesti).

Gli acquedotti romani visibili in Italia: l'Acquedotto Claudio e l'Anio Novus nel Parco dell'Appia Antica a Roma (il tratto in archi più lungo e meglio conservato nel mondo); la Piscina Mirabilis di Bacoli (la cisterna terminale dell'acquedotto romano della Campania — la più grande cisterna sotterranea romana sopravvissuta, capace di 12.600 m³, scavata nel tufo a Miseno, accessibile su appuntamento); e le Torri Medievali di acquedotto romano trasformate in campanili medievali che si trovano in decine di borghi laziali.

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I nomi arabi in Sicilia (Marsala da "Marsa Ali" — il porto di Ali; Racalmuto da "rahl al-muut" — il podere della morte; Caltagirone da "qal'at al-jaziran" — il castello delle giare) sono documenti della dominazione araba dell'isola dal 827 al 1072 che sopravvivono nella lingua quotidiana. I nomi greci (Agrigento da "Akragas"; Girgenti, il nome popolare di Agrigento, direttamente dall'antico nome; Trapani da "drepanon" — la falce, per la forma della penisola) testimoniano la colonizzazione greca del VII-V secolo a.C. I nomi germanici (Aosta da "Augusta", ma con influenza longobarda; Merano da "Meran" germanico; Bolzano da "Bauzanum" che ha radici sia romane che germaniche) localizzano i confini dell'influenza longobarda e poi germanica nella penisola. Leggere la carta geografica italiana con questa chiave è leggere la storia d'Italia.

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Roma antica al suo apice demografico (tra 100.000 e 1.000.000 di abitanti a seconda della stima accettata — le stime variano enormemente perché le fonti antiche sono inaffidabili) era la città più grande del mondo antico e la prima metropoli nella storia dell'umanità a disporre di un sistema di approvvigionamento idrico su scala industriale: gli acquedotti. Undici acquedotti principali portavano l'acqua a Roma dai monti Appennini, dalle sorgenti dei Castelli Romani, e dall'Appennino laziale su una rete di circa 800 km di canali, di cui i tratti più noti — gli archi in mattoni che attraversano la campagna romana visibili dall'autostrada o dal parco dell'Appia Antica — sono solo la parte più visibile di un sistema prevalentemente sotterraneo. La portata totale: circa 1 milione di metri cubi d'acqua al giorno, pari a circa 1.000 litri per abitante (più di quanto consumi un abitante di Roma nel 2026). L'acqua alimentava 1.352 fontane pubbliche, 11 terme imperiali, 856 stabilimenti termali privati, e le naumachiae (gli specchi d'acqua artificiali usati per le battaglie navali simulate). Il sistema di distribuzione non aveva pompe — era interamente gravitazionale, basato sulla differenza di quota tra le sorgenti in montagna e la città in pianura, attraverso una rete di canalizzazione in pietra e cemento romano (il "calcestruzzo romano" — la pozzolana vulcanica mescolata con calce e acqua — di cui la durata bimillenaria ha dimostrato le prestazioni superiori al cemento Portland moderno in certi contesti).

Gli acquedotti romani visibili in Italia: l'Acquedotto Claudio e l'Anio Novus nel Parco dell'Appia Antica a Roma (il tratto in archi più lungo e meglio conservato nel mondo); la Piscina Mirabilis di Bacoli (la cisterna terminale dell'acquedotto romano della Campania — la più grande cisterna sotterranea romana sopravvissuta, capace di 12.600 m³, scavata nel tufo a Miseno, accessibile su appuntamento); e le Torri Medievali di acquedotto romano trasformate in campanili medievali che si trovano in decine di borghi laziali.

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